Cerchiamo di chiarire il ruolo che i cereali hanno nell’alimentazione dei pappagalli (psittaciformi).

Per iniziare, intendo riportare il minuzioso intervento del Dottor Lorenzo Crosta in risposta ad una mia esplicita domanda al riguardo:
“Dicono che i cereali non siano alimenti adatti per la formulazione di una dieta per gli psittaciformi; le risulta?”

Dire, tout court, che i cereali siano dannosi per i pappagalli è, ovviamente una cosa stupida, oltre che inesatta: sarebbe come dire che le proteine di origine animale sono dannose per i cani. 

Intanto… cosa sono i cereali? Se per cereali intendiamo solo le graminacee (mais, orzo, frumento, sorgo, riso, ecc ecc), allora la cosa ha un significato; se invece vogliamo includere tutti gli altri semi ricchi di amido (tipo grano saraceno, quinoa, ecc), allora parliamo di altro.

However, le specie di Psittaciformi sono più di 360 e ognuna si è adattata a soddisfare le proprie necessità nutrizionali sfruttando ciò che trova nell’ambiente dove la specie si è evoluta. Ma attenzione: visto che le nicchie ecologiche da sfruttare si possono assomigliare anche in ambienti diversi, è possibile che ci sia un pappagallo in Africa, che occupa una nicchia ecologica simile a quella occupata da una specie Sudamericana ( in pratica, fanno lo stesso lavoro, ma in due continenti diversi): ebbene, è possibile che questi due uccelli abbiano necessità metaboliche molto simili, solo che le soddisfano con materie prime differenti. Su questo concetto si basa l’idea di fare degli alimenti estrusi, o pellettati, adatti a più specie.

Ora, mentre ci sono specie di pappagalli che sfruttano ambienti molto ricchi e hanno una scelta vastissima di alimenti da mangiare (per esempio Ara ararauna), ce ne sono altri che si sono specializzati su pochissimi alimenti [per esempio l’Ara di Lear, che mangia per più di 3/4 della sua dieta la noce di licurì (Syagrus coronata)].

Nel mezzo ci stanno la gran parte delle specie, che di solito mangiano una varietà di alimenti che si modificano sia con la stagione, sia con gli spostamenti degli uccelli da regione a regione.

Siccome la stragrande maggioranza di pappagalli mangia una dieta mista, nella quale compaiono anche dei semi, dire che i cereali “fanno male” è, come minimo inesatto.

Potrei accettare che mi si dicesse: i cereali sono inadatti all’Amazzona di Saint Vincent (Amazona guildingii), che mangia quasi esclusivamente frutta, o altri esempi concreti, ma ritengo che generalizzare sia sciocco, oltre che pericoloso.

Insomma, mi piacerebbe vedere degli articoli “scientifici” che dimostrano come i cereali sono dannosi per i pappagalli, in genere.

Altrimenti resta una opinione personale, non avallata da alcun dato serio.

Ora cerchiamo di capire e analizzare informazioni che a volte si danno per scontate, ma non lo sono affatto.

  • Cosa sono i cereali:
    la Botanica ci dice che i cereali sono quei “semi” che appartengono alla famiglia delle graminaceae o poaceae (oltre 5000 specie diffuse nel mondo: http://www.dipbot.unict.it/sistematica/Poac_fam.html).


    – un inciso sulla parola “seme“: i semi sono strutture funzionali alla propagazione delle piante che usano questo sistema per moltiplicarsi. 

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Esempio morfologico di un seme (foto presa da internet)

         

Dalla “Treccani”:
“Alcuni semi contengono una sola fogliolina embrionale (Monocotiledoni), altri due (Dicotiledoni) o più di due (Gimnosperme), mentre in altri casi – come nelle Graminacee – i cotiledoni mancano del tutto.” 

              – dunque molte piante producono “semi” interessanti per i nostri
                pappagalli:

alcuni sono più ricchi di grassi
altri sono più ricchi di proteine
altri sono più ricchi di carboidrati

In ogni caso si chiamato tutti “semi”.

 


  • Quali sono i cereali:
    il grano (o frumento), il riso, il mais (o granoturco), l’orzo, il sorgo, l’avena, il farro, il miglio e la segale: questi sono quelli a nostra disposizione.
  • Cosa è la pasta: la pasta comune che utilizziamo quotidianamente, o pasta alimentare, è un alimento fabbricato a partire da farine di vari cereali, come la pasta di grano, di farro, di riso…
  • Quali sono gli pseudo-cereali:
    – la quinoa che appartiene alla famiglia delle Chenopodiaceae
    – l’amaranto che appartiene alla famiglia delle Amarantacee
    NOTA:  La quinoa è annoverata maldestramente tra i cereali poiché in cucina il suo uso è simile a quello dei cereali (si usa come “primo piatto”, al posto del riso o della pasta per esempio). E’ però particolarmente ricca di proteine, pur contenendo qualche carboidrato, ma in bassa dose e non appartiene alla famiglia delle graminaceae (o poaceae), ma a quella delle chenopodiaceae: la sua notorietà attuale è legata al fatto che non contenga glutine e dati i problemi oggi segnalati di intolleranza a quest’ultimo, viene usata con sempre maggiore frequenza. Viene utilizzata in alimentazione umana sia per l’assenza di glutine (per i celiaci), sia come buon aiuto per il mancato apporto di proteine animali nella dieta vegana. Si distingue dai cereali, quindi, in ragione del fatto che cereali e quinoa non appartengono alla medesima famiglia ed hanno contenuti nutrizionali differenti. 
  • Cosa è l’amido contenuto nei cereali: è la componente principale dei cereali e rappresenta più del 60% dei glucidi (o carboidrati) presenti in media in un cereale (gli altri sono pentosani, cellulosa, lignina, destrine e glucosio).
    L’amido è un Polisaccaride (i Polisaccaridi sono una classe di carboidrati) ed è abbondantemente presente anche nelle patate, nei piselli e nei fagioli.
    L’amido è costituito da amilosio e amilopectina: si tratta di due polimeri del glucosio (polimero= macromolecola formata da più molecole di glucosio, una lineare – l’amilosio e una ramificata – l’amilopectina); essi vengono scissi durante il processo digestivo in monosaccaridi (monosaccaridi=zuccheri semplici da 3 a 7 atomi di Carbonio – (CH2O)n -).
    L’amido rappresenta una riserva di energia sia per il seme che lo contiene, sia per chi se ne ciba. Esso si trasforma in zuccheri utilizzabili per l’organismo.
  • Cosa si ottiene con la cottura dei cereali:
    – l’aumento della digeribilità
    l’abbattimento di buona parte della carica batterica derivata soprattutto dallo
    stoccaggio del seme
    – l’idratazione di un seme che in natura è idratato (sulla spiga) rispetto
    all’alimento essiccato e conservato
    NOTA – non sottovalutate i rischi presenti in alimenti stoccati: adoperatevi perché possiate ottenere un alimento il meno rischioso possibile con la cottura breve. 
  • Cosa contengono inoltre i cereali: oltre alla componente maggiore che è l’amido, una piccola percentuale è costituita da:
    – acqua (quando non essiccati e stoccati)
    – proteine
    – lipidi
    – sali minerali
    – vitamine

I carboidrati sono per i pappagalli una importante fonte di energia.

Per farvi un’idea, le piante che ho tenuto ad elencare qui sotto non sono cereali, ma sono ricche di carboidrati, o zuccheri complessi. Esse fanno parte delle molte piante di cui si nutrono le specie di nostro interesse in natura.  L’elenco è lungo, quindi mi limito a quanto segue:

  • Breonia perrieri (Fam. Rubiaceae)
  • Chrysophyllum lucentifolium (FamSapotaceae presenti sia nel sud america sia in africa)
  • Pradosia caracasana (FamSapotaceae presenti sia nel sud america sia in africa)
  • Sapium glandulasum (FamEuphorbiaceae)
  • C. moschata (FamCucurbitaceae largamente diffusa nelle zone tropicali e sud tropicali)

 

Tornando ai carboidrati (o idrati di carbonio) relativi ai cereali, va sottolineato che buona parte degli psittaciformi si nutre in natura di Poacee native che sono state, e continuano ad essere, la salvezza dei nostri amati beniamini.
Eccone un breve elenco:

Triodia spp
Xerochloa spp
Poa annua
Holcus lanatus
Danthonia caespitosa
Plectrachne pungens
Heteropogon triticeus
Chrysopogon fallax
Panicum decompositum
Rhynchelytrum repens
Andropogon chinensis
Bothriochloa insculpta
Allosteropsis semialata
….

Si nutrono anche di Poaceae che possono essere sia native sia seminative come:

Tritricum aestivium (Frumento)
Avena sativa (Avena)
Hordeum vulgare (Orzo)
-Zea mays (Mais)

Ciò che dovremmo fare, considerata l’intenzione di detenere i pappagalli alle nostre latitudini, è conoscere quali alimenti nativi vengano consumati regolarmente dalle diverse specie di psittaciformi, quindi cercare gli equivalenti presenti nelle nostre latitudini (o almeno presenti sul mercato) e utilizzarli nella formulazione di un regime alimentare il più vicino possibile alla dieta naturale della specie cui siamo interessati.


 

Nadia Ghibaudo

 

 

 

 

 

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