Ultimamente mi capita di leggere articoli con contenuti non esaustivi, parziali nell’analisi, che rischiano di indurre i proprietari di psittaciformi a commettere grossi errori.

Per questo ho sentito il dovere di fare una ricerca approfondita.

Mi sono avvalsa di studi effettuati in natura grazie ai quali si dimostra che questi animali nell’habitat naturale consumano alimenti vegetali contenenti la “cellulosa”; questo tema mi sta a cuore per via del danno che si potrebbe causare ad un pappagallo nel formulare una dieta ignorando ciò che l’elemento selettore ha posto come forza selettiva: l’alimentazione specifica.

Un articolo come quello che ho avuto modo di leggere, che ha la pretesa di demonizzare un componente presente nell’alimentazione di molti pappagalli come la cellulosa, deve essere contraddetto:

Parto da aspetti collaterali che vanno chiariti e che sono presenti nel soprannominato articolo, per arrivare alla cellulosa.

Iniziamo:

– si legge che i pappagalli non hanno l’enzima (lattasi) che permette di digerire il latte (più precisamente un disaccaride presente nel latte, il lattosio): vero! 
– si legge che quindi non va dato alcun “latticino”: falso!

Si può dare lo yogurt proprio perché i cosiddetti “fermenti lattici” sono in grado di degradare il lattosio. Lo stesso accade nei formaggi e per esser certi che non ve ne sia più traccia, vi affido la lettura dell’articolo scientifico a seguire, dove troverete formaggi totalmente privi di lattosio:
http://www.fosan.it/system/files/u1/363_02_pizzoferrato_05.pdf

– La caseina (classe proteica contenuta nel latte, divisa in αs1, αs2, β e κ) contenuta nei formaggi si presenta come un altro argomento trattato nel soprannominato articolo, ma senza riportare alcun riferimento scientifico: vi sono  produttori di alimenti per pappagalli che mettono in vendita proprio le caseine come integrazione proteica. Sarebbe interessante sapere se vi siano studi a favore o contro l’uso delle caseine nell’alimentazione dei pappagalli.
A buon senso e da un punto di vista empirico, sarei tentata di pensare che le caseine non facciano affatto male, ma sono abituata a fondare le mie affermazioni su basi scientifiche, quindi per identica procedura mentale, ritengo che chi asserisce che facciano male, dopo decenni in cui le caseine vengono fornite ai pappagalli senza conseguenze apparenti, dovrebbe produrre le fonti che sostengono la sua tesi.

Un piccolo inciso: personalmente non utilizzo formaggi nell’alimentazione dei pappagalli di cui mi occupo, ma per ben altre ragioni come per esempio il contenuto eccessivo di sale, cosi da limitarmi a offrire saltuariamente un pezzetto di grana stagionato come arricchimento nella condivisione sociale di alimenti. Posso testimoniare che questo non ha mai portato danni ai pappagalli e come me, lo testimoniano in molti, non ultimi alcuni Veterinari che, al contrario, consigliano l’uso di qualche pezzettino di formaggio per l’apporto di Calcio.
Va aggiunto, in onor del vero, che nei formaggi vive un batterio, detto Lactobacillus casei che coadiuverebbe il L. acidophilus a produrre acido lattico e amilasi negli uccelli. Per ciò che si conosce dei Lattobacilli negli uccelli, “Le specie di Lactobacillus negli uccelli sono ben documentate, a la nostra conoscenza non ci sono resoconti di lattobacilli che
causano malattie in questi ospiti”, anche se è stato identificato in una Ara giacinto un “Lactobacillus psittaci sp” che ha assunto la forma patogena per opportunismo:
http://www.microbiologyresearch.org/docserver/fulltext/ijsem/51/3/0510967a.pdf?expires=1508748779&id=id&accname=guest&checksum=383CEDC2B994C2B60BE4FF1037807433

 

 

E veniamo alla CELLULOSA.

– Si legge che i pappagalli (termine già “improprio” considerato che si dovrebbe trattare specie per specie) non dovrebbero nutrirsi di alimenti contenti “cellulosa”: l’articolo che ho letto asserisce che i pappagalli NON hanno la cellulasi (enzima che permette l’ultilizzo energetico della cellulosa), allora non dovrebbero assumere alimenti contenti cellulosa: falso!
Nemmeno l’uomo possiede la cellulasi, eppure utilizza molti alimenti che contengono la cellulosa.

La cellulosa è la struttura di sostegno dei tessuti vegetali (presente anche in cereali, frutta e verdura), costituita da monomeri di glucosio a ripetizione, con una particolare disposizione spaziale.
Proprio la sua disposizione spaziale la rende indigeribile in assenza dell’enzima “cellulasi” (presente in erbivori – ruminanti).

Ma la cellulosa ha molteplici funzioni senza che abbia da essere “digerita” grazie  all’enzima cellulasi

infatti, apporta sali minerali, mantiene stimolata la peristalsi, da senso di sazietà, da volume alle feci e ne aumenta il peso cosi che migliori il processo di deiezione, riduce il tempo di contatto della parete intestinale con possibili sostanze tossiche e altro ancora.
Gli erbivori invece, grazie alla cellulasi, sono grado di utlizzare la cellulosa come molecola energetica.
Tutti gli altri animali, uomo e pappagalli compresi, rinunciano semplicemente all’uso della cellulosa nel suo apporto energetico, ma la utilizzano per le altre funzioni.

Questo accade anche nei pappagalli, che non hanno l’intestino cieco: 
è vero che nell’intestino cieco dei mammiferi che non producono cellulasi (come l’uomo), la cellulosa subisce una parziale trasformazione tanto da liberare acidi grassi (irrilevanti per l’apporto nutritivo) che hanno un blando effetto lassativo, ma è altrettanto vero che i pappagalli della cellulosa utilizzano tutti gli altri benefici appena elencati e, non avendo l’intestino cieco, evitano la liberazione di questi acidi grassi e il loro blando effetto lassativo, di cui non hanno necessità dato il già rapido passaggio dell’alimento nell’apparato gastro-intestinale!
(…ma come fa bene le cose la Natura! E’ un PLUS non avere l’intestino cieco per la fisiologia dei pappagalli, non una mancanza!)
Nota: per i più distratti, sarebbe opportuno non fare confusione tra la necessaria stimolazione della peristalsi e l’effetto lassativo. 

 

Ma se ci venisse il sacrosanto dubbio di dove stia la verità, basta “chiedere” a chi ne sa più di ognuno di noi:   “la Natura”

E in natura, buona parte delle specie di psittaciformi fa uso alimentare di cellulosa.
Questo dato è stato ampiamente rilevato in moltissimi studi di osservazione e analisi in situ e mi pregio di riportarvelo qui sotto.

… che stia sbagliando anche la natura?

 

Ecco cosa accade in natura, nell’habitat di ogni specie:


Calyptorhynchus baudinii:

Pinus pinaster e altri Pinus spp, consumo di germogli di foglia


Eolophus roseicapillus:

consumo di foglie verdi


Cacatua goffini, Cacatua ducorpsii e Cacatúa haematuropygia:

germogli di foglie


Cacatua leadbeateri
:

radici e rosetta basale delle foglie


Cacatua galerita:

foglie verdi


Nymphicus hollandicus:

Dall’analisi del contenuto del gozzo di numerosi individui, frammenti di cortecciafoglie verdi.


Trichoglussus ornatus
:

Gli studi di Walker, 2007, osservano della composizione della loro dieta:

63,0 % di fiori

12,1 % di frutti

24,9 % di altre parti vegetali, tra le quali foglie.


Genus Vini:

McCormack y Künzlé, 1996, che Vini Kuhlii
Foglie e steli di P. falcataria e Ceiba petandra.


Nestor notabilis:

Clark, 1970
Foglie e germogli di foglia di Nothofagus sp, Hebe sp e Gentiana sp.


Strigops habroptilus: 

(certamente un caso unico nel panorama degli psittaciformi, ma è sempre un pappagallo)

Best, 1984, realizzò uno studio molto dettagliato attorno alla sua alimentazione…. foglie, foglie e parti di foglia: di felci Blechnum, le estremità (punte) delle foglie di Dracophyllum, Juncus, Phormium, Carpha, Gahnia, eCarex. Germogli di foglie di Dracophyllum e Olearia oltre a foglie intere di PseudopanaxeOlearia.

Trewick, 1996, studia la composizione della sua dieta analizzando il contenuto delle feci. Conclude confermando l’ingestione di alimenti di origine esclusivamente vegetale, principalmente di foglie.

Le foglie di Agathis australis e foglie e frutti di Dacrydium cupressinum.

Anche gli studi di Atkinson e Merton, 2006, nella dieta in libertà, confermarono l’alimentazione totalmente erbivora. Nei loro studi, predominano l’alimentazione delle parte aeree (foglie, gambi, frutti, etc…) rispetto alle sotterranee (rizomi, radici…).


Genus Cyanoramphus:

Taylor, 1985, raccoglie un totale di 400 osservazioni delle quali:

70 %: foglie di PoaCarex (Fams. Poaceae e Cyperaceae)

Più tardi Greene, 1999, …. Le sue osservazioni non differiscono molto da quelle del collega:

87,8 %: foglie di Poa litorosa, Poa foliosa, Carex appressa e Carex ternaria.


Cyanoramphus auriceps:

Kearvell et all… 9,9 % tra foglie, licheni, muschio, boccioli e gemme.


Cyanoramphus forbesi:

7 % foglie e bacche

Nixon, 1994…tra maggio e giugno l’alimento principale era foglie di Olearia traversii (Fam. Asteraceae) e altre erbacee.


Cyanoramphus malherbi:

Kearnell et all 2002…: 8,3 % tra foglie, licheni, muschio, boccioli e germogli.

Studi posteriori di Ortiz-Catedral e Brunton, 2009…: 12,4 % foglie Melicytus ramiflorus Fam. Violaceae, Aristotelia serrata Fam. Elaeocarpaceae, Carpodeus serratus Fam. Carpodetaceae, Cytisus palmensis Fam. Fabaceae.


Cyanoramphus novaezelandiae:

Greene, 1999…: 31,2 % foglie di: P. litorosa maggiormente, ma anche di Anisotome antípoda (Fam. Apiaceae) e di Coprosma rugosa.


Genus Platycercus

Brown, 1984, descrissero il consumo fino a 66 vegetali differenti di cui:

Eucalyptus sp, con consumo di fiori, frutti, germogli e foglie.

Bedfordia salicina: foglie

Gli studi più recenti di Tracey et all, 2007, evidenziano nella sua alimentazione foglie e rami di Eucalyptus, Cassuarina, Callitris, Acacia e Grevillea


Lathamus discolor:

Kennedy e Overs, 2001:

Nettare di Eucalyptus sideroxylon

Lerps e foglie di E. microcarpa
osservate le foglie di cui si nutrono!

E. microcarpa.png
E. microcarpa


Lerps e foglie di E. sideroxylon

Kennedy e Tzaros, 2005, a Victoria durante 3 tre anni di studio …: 20 %  fogliame e vischio.


Genus Tanygnathus e Eclectus

Walker, 2007 T. sumatranus consumo di differenti parti vegetative (steli, foglie, germogli, etc…) di 27 specie di 15 famiglie differenti.


Eclectus roratus:

In libertà è stato riportato il consumo di: tra gli altri, germogli di foglie e gemme floreali.


Genus Loriculus:

Walker, 2007…: 7 % parti vegetative delle piante (foglie, steli…)


Genus Agapornis:

roseicollis, A. fischeri, A.personatus, A. lilianae e A. nigrigenis

Ndithia e Perrin, 2006, studiarono la composizione della dieta in Namibia…: 29 % foglie, specialmente foglie giovani delle seguenti famiglie vegetali: Mimosaceae, Poaceae, Asteraceae e Solanaceae.


Ara ararauna:

Tubelis, 2009….Erythroxylum sp (Fam. Erythroxylaceae) foglie: Pseudobombax sp (Fam. Bombacaceae), estremità dei rami con foglie nuove.


Ara glaucogularis:

Genipa americana (steli di foglie)

Hura crepitans (Semi immaturi e steli di foglie)
osservate gli steli di cui si nutrono!

Hura crepitans.png
Hura crepitans

 

 

Ara militaris:

Cyrtocarpa procera (fiori e foglie)

Tillandsia grandis (acqua contenuta tra le foglie e foglie)
osservate le foglie di cui si nutrono!

Tillandsia grandis.png
Tillandsia grandis


makoyana
(foglie)


Ara macao:

Vaughan et all, 2006… 7,7 %: di foglie, di 7 specie vegetali, 1,9 %: di corteccia, di 3 specie vegetali.

Matuzak et all, 2008…-Fam. Caesalpiniaceae: con 108 osservazioni (principalmente fiori, semi e foglie)

-Fam. Combretaceae: con 230 osservazioni (principalmente fiori, semi e foglie)

-Fam. Fabaceae: con 63 osservazioni (principalmente fiori, semi e foglie)

-Fam. Palmae: con 69 osservazioni (principalmente fiori, semi e foglie)

-Fam. Verbenaceae: con 37 osservazioni (principalmente semi e foglie)


Aratinga aurea:

Paranhos et all, 2009, per 3 anni consecutivi…evidenziarono il consumo di foglie di un’unica specie (Pyrus comunis).


Pyrrhura frontalis:

25 % del suo pasto: foglie di Rhynchelitrum roseum e Cupressus sempervirens


Genus Myiopsitta:

Pezzoni et all, 2009, analizzarono il gozzo di 32 individui in differenti località osservando che 99,5 % del peso corrispondeva a componenti vegetali (principalmente semi, ma anche foglie…)


Amazona albifrons

Matuzak et all, 2008:

consumo di foglie…e ancora consumo di semi, foglie e corteccia di Ceiba petandra; fiori e foglie di Schizolobium parahybum; semi, fiori e foglie di Pithecellobium saman; semi e foglie di Avicennia germinans.

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Direi che può bastare per dimostrare come vanno le cose nell’habitat naturale, che è il selettore millenario dei nostri pappagalli. Vi ho citato solo alcuni studi e alcuni esempi.

Ho voluto evidenziare la parola “foglia” perché a colpo d’occhio sia evidente il riferimento al consumo alimentare di foglie, oltre che steli, gambi di foglie, rami, corteccia, che contengono molta cellulosa.
Vi ho inserito tre fotografie così che possiate apprezzare di cosa si stia parlando. Ma siete liberi di fare copia/incolla e andarvi a verificare le altre strutture vegetali ricche di cellulosa di cui si nutrono i nostri beniamini in natura.

Per questo vi allerto a prendere corrette informazioni sulla specie di cui vi occupate e a prendere distanza dalle generalizzazioni e dalle facilonerie.

Buona riflessione.

 

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