Vi sono delle costanti che riguardano ogni essere vivente.

Una di queste riguarda la risposta ad una situazione di disagio (con tutte le sue conseguenze); quando per esempio si parla di alimentazione dei pappagalli e si mette a dieta restrittiva un animale perché risponda ad una richiesta, si avrà nei primi tempi una risposta rapida, dettata da un profondo stato di disagio legato alla fame: il pappagallo fa qualsiasi cosa per arrivare al cibo.

Voi avete mai avuto fame senza avere la possibilità di mangiare a sufficienza?

Immaginatevi come può sentirsi un pappagallo, che per natura ha un metabolismo molto più rapido del nostro e un processo digestivo veloce (per questo necessita di mangiare liberamente più volte al giorno), quando viene sottoposto a regime restrittivo.
Gli esseri umani possono anche digiunare, al contrario un pappagallo rischia tantissimo dal punto di vista fisico e certamente molto dal punto di vista emotivo.

RESTRIZIONI-ALIMENTARI.jpg
TUTTO CIO’ CHE NON ANDREBBE MAI FATTO

Questa sensazione negativa, già di per sé, marca emozionalmente in maniera negativa* un’esperienza (ossia, il pappagallo etichetta quell’evento in maniera negativa):
magari è stato messo a regime alimentare ristretto proprio perché “obbedisca”, ossia perché compia l’azione richiesta.
Il pappagallo, però, compie questa azione (cioè, emette il comportamento) esclusivamente per arrivare al cibo proposto, sotto la spinta della fame.

All’inizio di un lavoro di questo tipo, l’animale cede alla volontà imposta in brevissimo tempo, salvo poi rispondere più in là con comportamenti alterati ai quali, tristemente, finisce per seguire una ancora maggiore “messa a regime restrittivo“, sino alla creazione di una vera e propria frustrazione:

A: il pappagallo ha un disagio (= fame)

B: così attiva dei comportamenti (= comportamento richiesto, finalizzato al sollievo dal
disagio)

C: riceve il rinforzo positivo del cibo (= si allenta la sensazione di disagio).

Così facendo, si ottiene il comportamento richiesto e ripetendo l’esercizio, si viene a creare un’automatismo**.

NOTE:
* Marcatura emozionale: la marcatura emozionale è un modo che il cervello usa per “etichettare” un evento.
Per esempio dovete studiare per un esame:
se avete, in qualche modo, marcato l’evento in maniera negativa e ansiosa, otterrete che ogni volta che affrontate l’argomento di studio “aprite il cassetto della memoria che contiene le informazioni apprese e tirate fuori anche l’ansia” (cit. Prof.ssa Daniela Lucangeli).
Durante l’insegnamento, la marcatura emozionale dovrebbe essere sempre positiva.

 

** Automatismo: rientra nell’area delle “abitudini”.
Il cervello utilizza le abitudini per “risparmiare energia”, ma esse devono essere una minima parte, e rassicurante, della vita di tutti i giorni (una parte già analizzata, accettata come favorevole e quindi scelta liberamente); gli automatismi non devono comunque nascere da costrizioni, obblighi incompresi e forzature (come una dieta restrittiva, che priva l’individuo di scelta: in questo caso il pappagallo emette il comportamento richiesto solo per mangiare e togliersi dal disagio).
Un Automatismo acquisito non è mai una scelta e ha sempre la precedenza sulla scelta, che implica ragionamento, sforzo intellettivo.
Un Automatismo che viene utilizzato per sostituire, per esempio, un comportamento aggressivo, produce frustrazione estrema. 

Questo modo di procedere non tiene conto di molti aspetti, oggi noti, sull’organismo animale.
Per prima cosa, sott’intende la reale capacità cognitiva del pappagallo il quale, a dispetto di questi sistemi, è perfettamente in grado di scegliere favorevolmente quindi di assecondare una richiesta, ma ad alcune condizioni di “benessere”.
Condizioni che vanno conquistate e stabilite nel tempo.

Le condizioni di benessere. 
Il pappagallo, per poter scegliere, deve vivere in uno stato di agio (che è il contrario del disagio) e di fiducia nel suo intorno.

– La fiducia gli è offerta e comunicata attraverso il nostro comportamento che deve essere coerente e positivo, in una parola: propositivo la collaborazione. Mai impositivo.
Solo stimolando le motivazioni tipiche della specie possiamo ergerci al ruolo di modello sociale, a partire dalla motivazione di appartenenza al gruppo.
Solo con l’acquisizione dell’autostima, dell’auto-valutazione delle proprie capacità fisiche e mentali, il pappagallo verrà auto-rinforzato così da potersi mettere in gioco “con la testa”, con le sue coscienti competenze, con la libertà di scegliere, sapendo infine di “essere” ciò che è  –  prima di saper “fare” qualche cosa.
Noi dobbiamo assurgere al ruolo di coloro che sanno stare al mondo con serenità e coerenza, dandogli l’esempio, di coloro che fungono da guida, senza mai agire su bisogni primari come la fame e senza mai imporsi.
Per questo è necessario saper comunicare in maniera impeccabile coi pappagalli e la comunicazione si basa sulla fiducia nell’intorno, mai sul disagio.

– La fiducia nell’ambiente gli è offerta anche dalla sicurezza e abbondanza alimentare di libero accesso, che non dipenda quindi dalla nostra somministrazione nelle volte al giorno che decidiamo noi: questo crea solo dipendenza (il contrario dell’autosufficienza) e che rispetti nel contempo le caratteristiche di specie, compreso l’assolvimento del suo ruolo biologico. Ricordiamo a questo proposito, che un pappagallo mangia durante il giorno in più momenti e non “quando diamo noi il cibo, magari misurato”.
Segue poi la sicurezza di riposo e stazionamento libero in luoghi sicuri e riparati, di uno Spazio Personale invalicabile da chiunque, senza il permesso del pappagallo. E altro ancora.

L’Autoritarismo conduce invece ad ansia e frustrazione***.
La frustrazione in generale (ancor più dei bisogni primari) assieme all’autoritarismo, possono risolversi in una bomba ad orologeria.

*** Frustrazione.
La frustrazione: “è una condizione di tensione psichica determinata da un mancato o ostacolato appagamento di un bisogno” (Treccani)

I pappagalli, come i bambini, generalmente rispondono in due modi alle frustrazioni:
o con la fuga o con l’aggressione.
Per fuga si intende anche l’estraniarsi dall’ambiente ansiogeno, per esempio mediante rituali centripeti atti all’auto-consolazione e, infine, alla liberazione di endorfine, come accade spesso nella Sindrome da autodeplumazione. 
In questo caso sarebbe necessario chiedersi “dove ho sbagliato” piuttosto che ridurre ulteriormente il cibo al fine di piegare l’animale alle proprie volontà.

Inoltre, parliamo anche del fatto che un animale con un metabolismo così rapido come un pappagallo, con una dieta restrittiva perde forza ed energia.

Perde forza ed energia nel volo, effetto drammaticamente pericoloso in cui il pappagallo può farsi molto male ed esporsi a più pericoli, sia in casa sia all’esterno; perde forza nelle azioni di tutti i giorni, sentendosi quindi inadeguato allo svolgimento delle funzioni di vita più elementari, come semplici spostamenti in gabbia o all’esterno (un’incidenza psicologica negativa da sottolineare questa, poiché da un senso di totale insicurezza a un animale preda che necessiterebbe dell’esatto contrario); diminuisce l’energia utile per svolgere ragionamenti costruttivi, collaborativi, abbassando la soglia d’attenzione necessaria; a seguire, tutto quello che la fiacchezza dovuta ad una dieta restrittiva può addurre. Ho visto pappagalli sottoposti a diete restrittive schiantarsi, come fuori controllo, contro oggetti o muri, capitombolando brutalmente a terra, coi danni di conseguenza, ne ho veduti altri ridursi le remiganti al solo rachide, oppure trasformare penne con la masticazione, sino allo strappamento.

Fare il braccio di ferro con un pappagallo in questo modo, ci rassicura su una solo apparente “sottomissione” alla nostra volontà (termine orribile! Da la misura precisa dell’incapacità di chi la va cercando) e non certo della piena collaborazione; ci assicura per certo l’infelicità e l’incompetenza dell’animale e, prima o poi, una risposta nel comunicare il suo profondo disagio. Risposta troppo spesso incompresa.

Questo accadrà, sino all’abbandono di ogni soluzione: nemmeno l’evitamento sarà più una risposta e potremo osservare l’abbandono assoluto, l’annichilimento del pappagallo. Lo si può osservare da alcune posture, direttamente legate alla totale dipendenza, come nell’immagine a seguire.

IPERDIPENDENZA_OK.jpg
Vale per tutti i tipi di pappagallo

Per concludere: al fine di risolvere problemi che, agendo erroneamente, diventeranno via via sempre più complessi, è necessario “partire dal basso”. Questo principio è legato ai più recenti studi di psicologia e neurofisiologia. Non è un modo di dire…

Un valore è prioritario: il tempo.
– Il tempo necessario al proprietario per capire ed apprendere
– il tempo necessario al pappagallo per rielaborare gli schemi mentali, cambiando idea su una realtà che, prima, non lo aveva affatto convinto.

Con buona pace dell’etica, oggi tanto paventata, ma così poco attuata,

Nadia Ghibaudo Cazajeux de Beaumont

 

Annunci