Parliamo di un argomento davvero importante: la gabbia per il pappagallo.

Facciamo subito un distinguo tra una gabbia e una voliera:
la gabbia si utilizza in casa e deve avere le caratteristiche che seguono nell’articolo
la voliera, come dice la parola, è una struttura ampia tanto da permettere il volo (che sia tale e non uno sbattito d’ali) ed è generalmente esterna (sulla voliera seguirà un articolo).

La gabbia.

La gabbia del pappagallo deve essere molto grande: non è mai troppo grande, ma è spesso troppo piccola.

Persino alcuni regolamenti comunali di detenzione animale, come quello di Reggio Emilia, esplicitano con chiarezza i termini e le misure:

Titolo VI – VOLATILI

Art. 33 – Dimensioni delle gabbie

1. Al fine di garantire lo svolgimento delle funzioni motorie connesse alle caratteristiche etologiche dei volatili, sono individuate le dimensioni minime che devono avere le gabbie che li accolgono:
a) per uno, e fino a due esemplari adulti: due lati della gabbia dovranno essere di cinque volte, ed un lato di tre, rispetto alla misura dell’apertura alare del volatile più grande;
b) per ogni esemplare in più le suddette dimensioni devono essere aumentate del 30%.

3. E’ vietato mantenere volatili legati al trespolo. 

Per adattarsi alle gabbie proposte in commercio e dedicate ai pappagalli, stiliamo un piccolo elenco con le misure minime per gruppi di specie:

– per un pappagallo di media taglia (Cenerino, Amazzone) le misure minime dovrebbero essere 100 x 91 x 185 cm senza paraspruzzo.

-Per una grande Ara almeno di 127 x 102 x 192 cm senza paraspruzzo, giusto perché di più “grandi” (inteso come proporzione tra larghezza e profondità) non ne vengono prodotte. Una gabbia anche più larga, ma sacrificata in profondità risulta del tutto deleteria alla libertà di movimento dell’Ara all’interno di essa.

– Per pappagalli di taglia inferiore alla taglia media, le misure dovrebbero essere almeno 90 x 71 x 166 cm senza paraspruzzo. Fate attenzione che in gabbie di questa misura, la distanza tra le sbarre sia di 10 mm e non oltre, altrimenti ci passa la testa.

Ma scegliere la grandezza non è sufficiente: è indispensabile che le gabbie siano verniciate in powder coated, verniciatura atossica e effettuata a caldo, onde evitare il bagno nello zinco fatto per la protezione del ferro con cui la gabbia è costruita, evitabile invece col trattamento di verniciatura in Powder coated.

Purtroppo, vengono ancora prodotte e vendute gabbie zincate (quelle color argento o oro che trovate in commercio) che sono causa di intossicazione da metallo pesante, lo zinco appunto.
Fanno eccezione le gabbie in acciaio inox, anch’esse argentate, ma che hanno un solo difetto: il costo molto elevato, stiamo parlando di quasi 3 volte il costo della gabbia equivalente in Powder coated.
Ottima scelta per chi se la può permettere!

State pensando che sono esagerata a proposito della tossicità delle gabbie zincate?
Leggete ciò che il testo di medicina aviare più quotato recita (Clinical Avian Medicine – Gregg J. Harrison & Theresa Lightfoot):

“Zinc toxicosis is a common occurrence, as aviary birds are exposed by chewing the zinc- impregnated galvanized coating off the cage wire. Clinical signs are usually non-specific, but may include vomiting, diarrhoea, neurological abnormalities and death.”

Heavy metal assays

Lead and zinc are common causes of heavy metal intoxication in birds. Assays are avail- able for each of these, as well as for copper. Unfortunately other metals also cause toxicity and illness, so the absence of lead, zinc and copper in a suspect sample does not absolutely rule out heavy metal toxicity in a patient.”

Zinc

‘New wire disease’ is sometimes seen in birds that are placed in newly meshed aviaries, and zinc toxicity may be suspected in birds that become chronically unwell in new cages.”

Quindi è indispensabile comprare una gabbia certificata Powder coated; leggete bene ciò che vi stanno vendendo.

Cerchiamo di capire che un uccello selvatico vede la sua sopravvivenza vincolata a una serie di valori, tra cui il concetto di “Spazio”.
Negli anni ’60 un antropologo, Edward T. Hall,  studiò e definì Prossemica questa branca della semiologia (semiologia = lo studio dei gesti) che determina appunto i gesti, il comportamento e le distanze tenute da un animale (compreso l’uomo) durante una comunicazione verbale o non-verbale.

I pappagalli, in quanto animali sociali, sono piuttosto sensibili a questi principi tanto che la definizione degli spazi all’interno della comunicazione sociale del pappagallo diventa prioritaria, ancor più in un ambiente artificiale come quello captivo.

Ne consegue che un pappagallo abbia la stretta necessità di capire quali siano i suoi spazi di competenza, ancor più di quale sia il suo spazio personale delimitato fisicamente, nel quale deve sentirsi l’assoluto padrone, dove poter dire si o no all’accesso altrui.

Credetemi: se la relazione con pappagallo esiste per davvero, vi basterà solo chiedere gentilmente per sentirvi dire si, dal momento che avrete saputo conquistarne la stima.

Questo spazio personale dovrebbe essere la gabbia o una stanza dedicata; uno spazio personale che sia il suo rifugio, la sua privacy.
Che questo spazio sia una gabbia (grande e ben allestita) e che sia aperta così che l’animale possa uscire, va bene a patto che si sia in grado di insegnare all’animale una buona gestione dello spazio sociale: quello spazio in casa che tutti condividono.

Affidare invece tutta la casa ad un pappagallo come fosse tutto spazio personale, significa metterlo in uno stato di controllo costante di un ambiente fatto su misura per noi e non certo per un uccello, dunque a volte non controllabile come vorrebbe (porte chiuse, rumori in un’altra stanza etc etc); significa alzare di molto il suo livello di allerta.
Indicatagli invece la gabbia come spazio delimitato fisicamente e di sua esclusiva responsabilità/proprietà, ci si può permettere di chiedere una condotta idonea nello spazio sociale.

Generalmente, siamo usi alloggiare il pappagallo in una gabbia e questa deve quindi divenire il suo spazio personale fisicamente definito, indiscutibile e nel quale l’animale ha pieni poteri.
Immaginate il vostro appartamento: se qualcuno suona al campanello, voi siete liberi di aprire o meno e solo così vi ci sentite al sicuro.

In privazione di questa facoltà un animale, ancor più preda, subisce una frustrazione da incompetenza del controllo del proprio ambiente, diventando un animale stressato, non in auto-controllo, perennemente innervosito. Non dimentichiamoci che una frustrazione prolungata nel tempo è fonte di stress.

Quando si convive con una specie differente dalla nostra, si dovrebbe tenere conto delle necessità che la riguardano, senza pensare “io l’ho comprato e io ci faccio ciò che desidero”: sarebbe un approccio fallimentare in termini di qualità di vita per tutti.

Inoltre, il fatto di riconoscergli uno spazio di diritto, non significa creare un animale capriccioso, ma un pappagallo consapevole dei suoi diritti e dei suoi doveri sociali, del rispetto da ricevere e da dare.

Ne consegue che non solo dobbiamo apprendere cosa sia il rispetto degli spazi (e tante sono le sfumature dell’argomento e altri sono gli spazi da conoscere per imparare a gestirli!), ma dobbiamo apprendere come applicare questi principi e cosa realmente serva perché una gabbia si traduca in benessere per il pappagallo.

Bene, ora sappiamo che si devono comprare gabbie di un certo tipo, ma dobbiamo anche sapere che quello spazio che a noi sembra enorme per l’ingombro nelle nostre case, in realtà è sempre e comunque sottostimato per le necessità di un pappagallo.
Paghiamone anche noi il compromesso e comprendiamo che il pappagallo ha bisogno di uno spazio sicuro e tutto suo.
Ora che avremo preso una gabbia di una certa dimensione, non ci resta che apprendere come allestirla.

I principi da seguire per l’allestimento e la gestione della gabbia sono importanti per veicolare al pappagallo informazioni che devono essere le seguenti:
– qui sei al sicuro
– qui sei rispettato
– qui nessuno invaderà il tuo spazio
– qui non mancherai mai di cibo, un cibo adatto a te
– qui hai molte attività da fare in assolvimento al tuo ruolo biologico primario
– qui puoi entrare ed uscire senza che nessuno metta mano

*l’invasione sistematica dello spazio personale comunica informazioni negative:
1) invado il tuo spazio quando mi pare
2) sei incompetente nel controllo del tuo spazio
3) dipendi da me per la distribuzione del cibo, per uscire, per tutto…

In questo piccolo elenco di tre punti sono racchiusi i fattori che indicano al pappagallo di essere totalmente dipendente e di mancare di capacità di controllo ambientale, così da dover emettere comportamenti territoriali che finiscono con lo sfociare in atteggiamenti apparentemente aggressivi, poco gradevoli e graditi; non si tratta certo di aggressività, ma di espressioni esasperate di comportamenti territoriali legittimi, espressioni che l’animale si trascinerà in tutta la relazione con l’intorno.
Quando anche queste espressioni esasperate vengono in qualche modo schiacciate da metodiche che costringono il pappagallo a piegarsi alle nostre richieste, l’animale veicolerà contro di sè o in altri comportamenti esasperati (grida, stereotipie…) la frustrazione da totale incompetenza.

Inoltre, il livello di eccitazione emozionalmente negativa diviene abituale, così da ritrovarci a relazionare con un animale stressato e intrattabile, in allerta tutto il giorno che si fiderà (per mancanza d’altre possibilità) di una sola persona… “ma come? Non avevamo a che fare con un animale sociale? E questo animale tanto sociale, caccia tutti i componenti di casa? E’ impazzito?”
No, il pappagallo non è impazzito e nemmeno è coerente che si comporti così, come non lo sareste voi se foste incompresi e frustrati. La ragione di tanta incomprensione non è solo il malinteso della gabbia, naturalmente, perché purtroppo vi sono altri equivoci che confermano al pappagallo di dover adottare un comportamento difensivo e/o implosivo…e tutto finisce in un pasticcio.
Non fatevi incantare dalla leggenda del pappagallo monogamo, perchè se è vero che lo è per una buona maggioranza delle specie di psittaciformi (ma non per tutte), è altrettanto vero che vive in gruppi sociali ed è perfettamente in grado di relazionare con tutti i componenti. In aggiunta, pensateci accuratamente: un pappagallo NON può essere in coppia con voi! Voi non siete un pappagallo e non potete assicurargli di vivere come se lo foste, riproduzione compresa.
Cercate di offrire al pappagallo informazioni veritiere sulla sua vita.

Un pappagallo che subisce la cattività, necessita di avere valorizzata la sensazione (almeno quella) di un’elevata auto-efficacia.
Questo non si traduce in prepotenza, ma nella misura di un buon equilibrio sociale in cui il pappagallo esiste con tutto l’ingombro della sua personalità che sia responsiva dei vostri insegnamenti.

Vi siete mai sentiti dire ” dai tu da mangiare così non ti aggredisce più”? Questo è il sistema migliore perché il pappagallo finisca col vedervi come elemento disturbante e potenzialmente pericoloso: cruenterà i comportamenti sgradevoli nei vostri confronti.
Il problema si risolve in ben altra maniera: dando una dimensione coerente del gruppo sociale.

Certo che se offrite cibo misurato al punto che il pappagallo abbia fame (e col cibo misurato la fame ce l’avrà di certo!), egli accetterà forzatamente le vostre intromissioni…non lo avrete conquistato, lo avrete solo ricattato creando una dipendenza che rappresenta l’esatto contrario del viver bene: WELLBEING!

Tenere un pappagallo a regime restrittivo è cosa sconsigliatissima sia per un’accezione etica, ma ancor più perché i pappagalli hanno un metabolismo rapidissimo e necessitano di mangiare molte volte al giorno, senza MAI patire la fame.
Un pappagallo che vive in un ambiente con cibo limitato e scarso, vorrà andarsene via e cercare un area più consona alle sue necessità; non potendolo fare, in cattività si piegherà ad una gestione foriera di non pochi problemi.

*Un appunto: abbondanza significa preparare una dieta secondo le precise necessità specifiche e individuali, quindi sapere quali alimenti offrire e misurare solo alcuni dei principi nutritivi che, in eccesso, possono divenire dannosi.
Il pappagallo deve sempre poter contare su una riserva personale abbondante e varia perché si senta tranquillo e al sicuro nell’ambiente.

Sappiate che è importante sapere sia “cosa”, sia “come” dar da mangiare al vostro pappagallo.
Non improvvisate una dieta alimentare, solo un esperto può aiutarvi in questo.

Per l’allestimento della gabbia, rivolgetevi a un esperto del comportamento e puntate sempre su materiali naturali per cui vi basti una passeggiata in campagna per trovarvi riccamente forniti del necessario.

 

 

 

 

 

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